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scrittura_e_scrittori | Eva Carriego



domenica, 23 marzo 2008
madonna del latte 2Ci si chiederà, memori di apprendimenti acquisiti in corsi di sceneggiatura da dopolavoro, quale sia il significato della miniatura della Madonna del Latte.
Il caso contrario non viene neanche preso in considerazione, nonostante i lettori di questo blog e il gestore stiano mostrando, ultimamente, la medesima scarsa attenzione per i luoghi di ritrovo virtuale.
Il caso vuole che io sia febbricitante, per tre volte nel corso di trenta giorni lavorativi, in un letto di dolore: questo stato patologico o alcuni commenti arguti nel blog "The Cats Will Know", vai a sapere, m'inducono a tornare ancora sulla rigida madonnina.
Diceva, il mio giovane insegnante di sceneggiatura, che se durante la visione di un film avessimo scorto tra le diverse inquadrature, seppur fuggevolmente, quella di una carabina appesa sopra il caminetto, non ci sarebbero stati versi: prima o poi la carabina sarebbe diventata lo strumento tramite il quale la vicenda avrebbe subito una svolta decisiva.
La stessa osservazione si può fare per la scrittura: io stessa ho usato questa regola, prima inconsapevolmente, poi con cognizione di causa fino, appunto, a farne una regola.
Che ne so, la carabina sarebbe stata usata per dirimere una questione di multiproprietà sentimentale o immobiliare, ma comunque sarebbe stata usata.
Da allora sono stata molto attenta, e sono sempre andata al cinema o mi sono accostata alla lettura con una certa apprensione, perché dovevo scorgere l'oggetto, a volte una figura/oggetto di ennesimo piano, che si sarebbe fatta protagonista.
E questo accadeva puntualmente: un soprammobile di cristallo, il garzone brufoloso del benzinaio, un aspirante scrittore senza alcun talento, una vecchia foto sbiadita con viraggio seppia, una falce nel fienile, una serie di cacciaviti di ogni foggia misura nel capanno degli attrezzi, un adolescente minus, un quadro appeso in un soggiorno da milionari in euro o in un tinello da middle class anni '50, una mazza da base ball nella stanza dei ragazzi, un anello senza castone in una scatola di legno laccato, la scocca rossa di un'auto in un cimitero di auto, un nome di donna tatuato sul bicipite di un belloccio prestante.
Sono passati quasi cinquant'anni da quando frequentai il corso dopolavoristico; il mio giovane insegnante di sceneggiatura, sempre che non riposi all'ombra di un cipresso alto e schietto, sarà impegnato a distribuire i soliti oboli in cambio di affetto a nipoti festanti e onnipotenti in virtù di un pugno d'anni di vita vissuta.

In ogni caso, non ho da render conto a lui né ad altri se la Madonna del Latte di madre Florentine, manufatto prezioso e certamente di grande valore pecuniario che farebbe gola a molti, rimarrà sempre al suo posto, appesa alla parete dietro la scrivania della monaca. Non si farà protagonista della vicenda, oppure si: l'importante è che questa non sia una regola.
Del resto, chi detta queste regole e, soprattutto, perché dovrei essere tenuta a rispettarle?
Perché lo dice il manuale del bravo scrittore?

E chi se ne cale?
Io sono una cattiva scrittrice iperpirettica.


 
categorie: stupidario, quesiti esistenziali, viaggi di carta, il bar dello sport, scrittura e scrittori

Scritto da EvaCarriego alle ore 12:45 | Plink |
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sabato, 08 marzo 2008
http://menzinger.splinder.com/post/16248404/LA+FAMIGLIA+IMAGINARIA

Carlo Menzinger




Carlo Menzinger, scrittore, (“Viaggio intorno allo specchio”, raccolta di poesie; i romanzi “Il Colombo Divergente”, un'ucronia su Cristoforo Colombo; “Giovanna e l’angelo”, un'ucronia su Giovanna d’Arco; “Ansia Assassina”, un thriller surreale; il romanzo breve “Se sarà maschio lo chiameremo Aida”, scritto assieme ad Andrea Didato e la storia in versi “Cybernetic Love”, scritta con Simonetta Bumbi, pubblicati entrambi nel volume "Parole nel web", che comprende anche un racconto che ho scritto con Sergio Calamandrei "Lei si sveglierà") parla di "La famiglia immaginaria" nel suo blog.
A lui un ringraziamento, al viandante un invito a visitare il blog di Carlo, ove tutto verrà spiegato su quel genere affascinante che è il romanzo ucronico.

 


 
categorie: la famiglia immaginaria, scrittura e scrittori, segnalaziò

Scritto da EvaCarriego alle ore 09:29 | Plink |
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martedì, 26 febbraio 2008




Datosi che:
non possiamo rimanere insensibili ai toni di composta pacatezza con i quali viene posta la richiesta, nel pieno rispetto delle tradizioni profondamente democratiche di questo luogo virtuale in cui il gestore ha sempre ragione e, infine, per non incorrere nei rigori della legge 6 agosto 1990, n.223 e nel rispetto del Decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992 che regolano l’inutile e stravagante diritto di rettifica - perché anche noi abbiamo fior di legali, ci ha forse preso per degli sprovveduti? -, riceviamo dal Sor Giorgio Flavio, e volentieri pubblichiamo:





Richiesta di rettifica

PinocchioA proposito di Pescatori di polpi, Soffiatori di Emozioni, Leggitori di scrittori morti e Autori irrecuperabilmente cialtroni

Ai sensi della legge sulla stampa, e riservandomi ogni possibile azione a tutela della mia onorabilità in altre e più opportune sedi, Le chiedo di voler procedere con effetto immediato a rettificare quanto affermato nel suo mendace resoconto dell’evento mondano-culturale tenutosi presso il ristorante Gulliver di Macomer in data 23 febbraio ultimo scorso. La diffido altresì espressamente dal pubblicare le precisazioni a seguire con rilievo ed evidenza inferiori a quella delle fole che le hanno rese necessarie, esigendo una visibilità almeno pari.

Preciso dunque quanto segue:

- non risponde a verità quanto asserito circa l’abbigliamento del sottoscritto, che non indossava una diner jacket con revers di seta bensì la sobria giacca mod. “Charro Jalisco” con bottoni d’argento del costume di Zorro indossato nella sfilata del Carnevale di Bosa del 1973, casualmente rinvenuta negli armadi della casa avita, ancorché priva purtroppo dello spadino d’ordinanza. Si precisa altresì che il prezioso capo vintage era reso ancora più glamour dall’ampio squarcio dorsale prodotto dalla francamente incomprensibile rigidità delle leggi della fisica, che hanno reso inconciliabile la misura 44 drop 6 del capo d’epoca con l’attuale taglia 52 drop 0 indossata dallo scrivente;

- l’elenco delle qualifiche attribuitemi, largamente incompleto, tradisce la malevola intenzione di attribuire al sottoscritto la subdola etichetta di “intellettuale”. Si precisa pertanto, a beneficio del colto pubblico, che lo scrivente - prima e più ancora delle cose scritte da Carriego nel suo mistificante resoconto - è pescatore di polpi di conclamata fama internazionale, esperto cercatore di asparagi selvatici e di erbe di campo per misticanze, fervente seguace della corrente filosofica “Funkaz”, pervicace sostenitore di iniziative di editoria acustica (pur di non leggere!), generatore spontaneo e non necessariamente consapevole di cazzate seriali ed estemporanee, titolare di blog astenico ad andamento singhiozzoso (pur di non scrivere!) e, infine, convinto ma quasi mai corrisposto estimatore di grazie muliebri (quest’ultima qualifica, peraltro, ha da tempo raggiunto la quiescenza e il “quasi” ha da anni smesso di accompagnare il “mai”);

- l’“autorevolezza” attribuitami è subdolamente classificata come “naturale” al solo scopo di minimizzare il fatto che, per far sì che il folto ed elegante pubblico stesse lì buono a fingere di prestare attenzione, ho impegnato gli interi emolumenti del 2008. In particolare e al solo scopo di ristabilire la verità dei fatti, preciso di aver pagato la cena a tutti gli intervenuti, corrisposto un fee di cento euri sonanti ad capocciam e garantito il rimborso a pie’ di lista ai genitori che, per assistere all’evento, hanno dovuto affidare i pargoli alle cure di una babysitter. Per i patiti dei particolari e per quanti volessero stimare l’esborso, preciso che l’audience era costituita da almeno un centinaio di persone: ai gaudenti che avevano prenotato con largo anticipo gli 80 coperti del Gulliver, vanno infatti aggiunte le due dozzine di persone che hanno assistito alla presentazione del libro senza potersi fermare a cena, forse confidando che qualche astante, ucciso dalla noia, avrebbe finito per liberare il posto.


Altre e gravi imprecisioni riguardano le figure del Soffiatore di Emozioni Gavino Murgia e del Leggitore di scrittori morti (ed egli stesso scrittore estemporaneamente in vita) Gianni Cossu, ma se ne occuperanno in via diretta i legali dei due noti artisti, che a quanto si è appreso per le vie brevi stanno predisponendo opportune e adeguate misure di tutela per i loro assistiti.
Al fine di ristabilire la verità, invece, voglio ancora precisare che quella indossata dal preclaro professor Matteo Pirisi – che Domineddio ce lo conservi, lui e tutti i verbavogliosi - non era una camicia hawaiana, ma la tenda a fiori del suo soggiorno sapientemente drappeggiata per l’occasione dalle abili mani della consorte Rossana.
Allo stesso modo, nego decisamente di aver descritto l’autore di Baffi di cacao “come un emerito cialtrone senza alcuna possibilità di recupero” ricorrendo, per farlo, a “due o tre potenti pennellate”: ne è infatti bastata e finanche avanzata una.
È altresì falso che Carriego, mossa dalle applaudite performance del Trio convenuto al Gulliver a presentare la di lei opera, abbia deciso di comprare e auto-dedicarsi una copia del libro. In effetti, la dottoressa ha sì vergato un’encomiastica e vanesia dedica a se stessa su una copia del volume, non però dopo averlo acquistato, bensì sottratto con l’inganno alla verbavogliosa professoressa Olimpia Cadoni, la quale con encomiabile spirito di servizio si dedicava in un angolo della sala alla vendita dell’opera seconda carriegasca, mentre l’autrice sorseggiava abbardente incassando con malcelata soddisfazione i complimentoni del jet set macomerese guidato dal primo cittadino in persona, accompagnato dall’assessore alla cultura e da svariati altri esponenti della nomenklatura locale. Non solo, dunque, la gentile Olimpia ha dovuto consumare tacchi e suole delle sue decolleté in un’inesausta spola tra la sua postazione e il tavolo della Divina, acciocchè la medesima apponesse di suo pugno dedica et autografo alle molte copie vendute al pubblico acclamante grazie all’esibizione del Trio, ma per soprammercato si è pure vista fregare una copia del volume, rimettendoci tredici euri. Per dire di che gente siano, gli scrittori.

Resto, pfui a lei, in attesa di un sollecito riscontro, con l’accendino e le micce da innesco pronti in mano per essere usati in quella via nuorese in corso di sprofondamento che Ella sa (a propòs delle voragini: non crede, alla fine della fiera, che siano dovute alle schiere di satanassi suoi compari che, da laggiù, reclamano il suo ritorno a casa?)

In fede

Giorgioflavio
Pescatore di polpi




 
categorie: scrittura e scrittori, baffi di cacao, che dio li benedica, segnalaziò, il leggitore di scrittori morti

Scritto da EvaCarriego alle ore 00:29 | Plink |
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domenica, 24 febbraio 2008


Carriego e Gavino Murgia




Mi corre l’obbligo (come l’obbligo? Chi ti obbliga? direte voi, miei piccoli lettori), di riferire brevemente sulla presentazione di “Baffi di cacao” tenutasi ieri a Macomer. L’associazione culturale Verba Voglio, fior fiore all’occhiello della cultura cittadina, ha organizzato la presentazione in maniera impeccabile: bella persona, intellettuale di vaglia e una delle anime della vivace associazione è Matteo Pirisi, insieme a Caterina, Luciana, Agostino che ne è il presidente (con il quale ho scoperto una conoscenza, sebbene per me virtuale, in comune) e molti altri.
Matteo ha diretto un cast (come si dice?) di grande levatura intellettuale, così composto: Giorgio Flavio Pintus, relatore, giornalista, scrittore, compositore, critico letterario, cuoco di fama intergalattica e fumatore molto competente di sigaro aromatizzato al caffe; Gianni Cossu, voce, bancario senz’anima, leggitore di scrittori morti (e lui stesso scrittore estemporaneamente in vita), attore, aspirante pastore; Gavino Murgia, musicista, suonatore di sax, launeddas e di qualsiasi altro strumento sia capace di emettere suoni melodiosi tra le di lui preziosissime mani, comprese le pentole della cucina di vostra madre.
Come ben fa presagire la locandina - La mente e la pancia -, l’evento si è tenuto presso il ristorante Gulliver, di proprietà di Graziella, grande lettrice e abilissima chef. L’accogliente locale era abbellito da numerose decorazioni natalizie, ma Giorgio Flavio ha spazzato via ogni perplessità affermando che a Macomer, da sempre, il Natale si festeggia il 25 febbraio.
Tutti gli hanno creduto.
È verosimile che ciò sia dovuto alla sua naturale autorevolezza, per l’occasione potenziata - ancorché ve ne fosse bisogno - da una formidabile mise: un black tie con revers in satin di seta.
Spenderò qualche parola, per non far torto a nessuno, sulle mise degli altri splendidi protagonisti della serata.
Gianni Cossu esibiva un pigiama in felpa bluette sotto un chiodo alla Fonzie: stile che d’acchito potrebbe lasciar perplessi, ma a mio modesto avviso destinato a fare tendenza.
All’altezza del cinquantesimo chilometro della SS 129, il versatile artista mi ordina imperiosamente di fare una inversione a U: vuole tornare casa.
“Giusto cielo,” penso, sapendo quanto gli artisti poco si curino delle cose terrene “si è accorto d’indossare ancora il pigiama e vuole tornare a cambiarsi”
“Ho dimenticato il mio leggio”, mi dice invece, “E come si fa a declamare senza leggio? Come si fa? Non viene neanche bene a dirlo, guardi”
“Ma Messiè, di che si preoccupa? Vuole che un’associazione di tanta tradizione e di così lunga esperienza organizzativa come Verba Voglio non disponga di un numero illimitato di leggii di diversi materiali e fattura? Orsù, procediamo”, faccio io.
“Me ne fotto, Madàme: senza il mio leggio non declamo nemmanco per Moccia, figurarsi per lei. Mi porti immantinente a casa oppure non se ne fa nulla”
Presa dal panico, mi esibisco in un’inversione a U all’altezza dell’incrocio a raso per Bìrori, che avrebbe meritato non solo la sospensione temporanea della patente, ma anche quella ab aeternum dei diritti civili.
A ogni modo, l’aspetto per circa 24 secondi e lo vedo ritornare verso l’auto mentre trascina a fatica un leggio in lega di iridio e tungsteno, di massa superiore a quella del nostro satellite naturale, che creerà problemi d’assetto alla mia pur nuova fiammante Mercedes classe S durante il viaggio.
Indossa ancora il pigiama di felpa bluette sotto il giubbino di pelle nera con le frange.
Il gran cerimoniere Matteo Pirisi ha invece optato per una sobria camicia hawaiiana sapientemente e volutamente (ovvove!: un avverbio via l’altro) in contrasto con una magnifica capigliatura e una barba argentata e fluente, che lo fanno assomigliare a un filosofo tedesco di cui s’è persa memoria.
Oppure - ma questa sensazione è certamente dovuta agli addobbi natalizi del Gulliver - a Babbo Natale in vacanza.
L’ottimo Murgia, avendo saputo per vie traverse dei revers in satin di seta del Pintus, fa la sua apparizione, da vera star qual è, indossando un frac con mantella a ruota, che ne rende più spigolosi i tratti somatici già minimalisti. L’impressione complessiva che si ha dell’artista è di un esistenzialismo impregnato di tristezza vitale. È certamente per tale motivo che, di ritorno da Parigi ove si trovava per un concerto, viene direttamente dall’aeroporto al Gulliver. Prima di entrare pensa bene, a causa di quel carattere poco incline all’ilarità che lo contraddistingue, di informare il leggitore di scrittori morti di trovarsi ancora all’estero a causa di inaccettabili ritardi dell’aeromobile.
È il panico, finché l’eterea figura non compare in tutta la sua magnificenza a por fine alla sofferenza degli astanti. (Gavino, ma quanto sei grande?)
Il pubblico, invece, attento e numeroso, era vestito in maniera sobria ed elegante, e per sovrammercato ha posto (no! Il dibattito no! E invece sì) domande intelligenti e provocatorie, quando non addirittura escatologiche: gli anni di piombo, nelle loro molteplici evoluzioni, porteranno alla distruzione della società occidentale così come la conosciamo?
La risposta dell’autore è stata talmente precisa che nessuno ha ritenuto opportuno dibatterne oltre: boh.
Durante la presentazione Giorgio Flavio dedica affettuosamente due parole all’autore che, in due o tre potenti pennellate, descrive come un emerito cialtrone senza alcuna possibilità di recupero.
Tutti gli hanno creduto.
Poi parla del libro, e ne parla bene.
Alcuni gli hanno creduto, altri avevano già letto il libro.
Io non ne parlerò, non so farlo: cliccate qui se siete interessati a saperne di più.

La presentazione di Giorgio Flavio è stata inframmezzata da due letture tratte da “Baffi di cacao”, declamate dal leggitore di scrittori morti ispiratissimo con il commento musicale di quel grande artista che è Gavino Murgia.

Sono stati talmente bravi che alla fine della manifestazione ho comprato una copia del libro e mi sono fatta una dedica personalizzata.



 
categorie: scrittura e scrittori, baffi di cacao, che dio li benedica, segnalaziò, cose per cui val la pena vivere, il leggitore di scrittori morti

Scritto da EvaCarriego alle ore 19:33 | Plink |
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giovedì, 21 febbraio 2008






                                     Audio pubblicato da birambai
 


Audio pubblicato da birambai





Gavino Murgia, grandissimo interprete vocale (la sua voce è stata definita uno strumento) e suonatore di sax e di launeddas, ha al suo attivo collaborazioni con nomi eccellenti della scena etno-jazz mondiale e collabora con i più bei nomi del jazz in Sardegna.
Ebbene, domani suonerà il sax e noi non vediamo l'ora di ascoltarlo.







"Suonare in solo è certamente una sfida che mette sempre alla prova.
Un monologo, un dialogo con se stesso, un solitario viaggio musicale, molto vicino alla natura. Un contesto nel quale più di ogni altro si è nudi, osservati ed ascoltati, muniti solo di suono che è anche l’unica possibilità di comunicazione.
In questo concerto cerco di offrire un ventaglio di colori del mio humus culturale del quale fino ad oggi mi sono musicalmente nutrito".


Gavino Murgia


qui il suo sito ufficiale: leggète e ascoltate


 
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Scritto da EvaCarriego alle ore 20:20 | Plink |
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sabato, 19 gennaio 2008
Anna Rita legge il mio blog e ne scrive, e fin qui passi: noi artigiani della penna siamo qui per questo. Ma lei ne scrive bene, lo fa a 360°, e io ignoravo che sostasse costì. Le piace perfino il template coi mostri verdi, lo stesso che cambio compulsivamente bis in die.
A proposito, avete notato che "The aliens are between us!" è scritto in maniera scorretta? Dovrebbe essere "among us".
E comunque.
Dice, Anna Rita, che ne è rimasta impressionata favorevolmente, e che lei non è facile a impressionarsi.
Giusto la bottarella che mancava al mio ego ipertrofico per finire in gloria la giornata.

 
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Scritto da EvaCarriego alle ore 23:52 | Plink |
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"La narrativa non dovrebbe fare niente. Deve solo esserci" (R.C)


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La famiglia immaginaria

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IRIS edizioni

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