
Appresi, Rodrigo
l’abilità del raffigurarmi le cose
con l’intelletto
senza chiamarla immaginazione.
Pensieri mi sembrò
un termine che meno avrebbe
compromesso la mia anima
al cospetto del Mio Signore.
Il pensiero non smarrisce l’anima come l’immaginazione, e Filippo Sega, che mi definì donna inquieta, girovaga, disobbediente e contumace, se mi negò l’immaginazione non potè negarmi il pensiero.
Io girovaga?
Non superai mai gli estremi confini della Castiglia, se non con la mia immaginazione.
Da questo passo in poi, Rodrigo, dirò solo dei miei pensieri, perché solo così potrei apparire al cospetto del Mio Signore e al contempo gioire del mondo senza Offenderlo.
La corona di monti che mi separa dal resto d’Europa non m’impedisce di vedere i bagliori di guerra, alle mie narici giunge l’odore d’oro vecchio dei principi della chiesa avvolti in ragnatele polverose che da decenni si chiedono se il volgare conduca alle fiamme dell’inferno. Ancora mi faccio divieto di esternare quanto immagino oltre i Pirenei, di modo che il nostro nunzio apostolico, Monsignor Sega, non se ne abbia a male e non mi costringa a una inutile quanto lunga difesa davanti alla Santa Inquisizione.
Ricordi, Rodrigo?
Noi piccoli e falsi hidalgos riconvertiti, vergognosi dell’abito penitenziale da riconciliato che il nonno venne costretto a indossare, noi che scappammo di casa con la nostra immaginazione e nulla più verso le lontane Americhe?
Fu così breve il nostro viaggio, fratello amatissimo: lo zio ci incontrò che ancora non avevamo superato le torri della città de los caballeros e ci ricondusse dal babbo.
Fu allora che iniziai a viaggiare con i miei pensieri, senza esprimere fisicità.
Quando scrissi di quel sant’uomo di Pietro d’Alcantara come di un uomo fatto da radici d’albero, Sega disse che usavo le parole come uno scultore usa il marmo.
La plasticità dell’espressione gli parve troppo carnale e offensiva nei confronti di Nostro Signore.
Anche allora si appellò a San Paolo per farmi tacere.
Uomo piccolo, verrà ricordato perché io sarò ricordata.
Quelle radici nude e metalliche scandagliano tra le stalagmiti purpuree e molli del mio cuore, Rodrigo, laddove si annida la mia immaginazione.
E anche questa lettera, fratello mio, che tu non leggerai mai.
Pensieri.
Immaginazione.
D’ora in poi “quiete”.
Dalla quiete nasce l’astrazione, e da questa la consapevolezza dell’essere.
La chiamerò misticismo.
Vedrai Rodrigo, mi chiederanno di scriverne.
Da quindici anni, ogni sera prima di andare a letto, nella solitudine della mia cella, mi provoco il vomito con una penna.
E in quella chiazza gialla e amara, io leggo il mio futuro.
Teresa Sanchez
Avila, Aprile 1560




































