...Il fedele luogotenente e amministratore di Rossana Altieri, che in un primo tempo venne difesa con pianti e strepiti da quest’ultima, cadde ben presto nell’oblio. Di lei si ricorderà solo il nome, Marcella, e s’intuisce che in tempi brevi avrebbe trovato un’altra piccola leader del Sacré Coeur cui prestare i suoi servigi. Rossana, per carattere, non poté esimersi dal cercare di sostituire Marcella con Angela Marras, di cui ancora ignorava il passato recente di spacca teste. La piccola Altieri era così abituata alla venerazione altrui che un giorno, all’uscita della scuola, certa di fare cosa gradita alla “nuova” le chiese se le fosse piaciuto portarle lo zainetto fino a casa.
“Ma sei cretina o cosa?” fece Angela sorpresa e all’oscuro della gerarchia che vigeva nella scuola, “Perché mai dovrebbe piacermi farti da schiava?” Poi, pensando che l’altra scherzasse, sbottò in una sonora risata che avrebbe dovuto chiudere la discussione.
Ma Rossana era abituata ad avere l’ultima parola, e farsi dare della cretina dall’ultima arrivata dalla scuola pubblica non era cosa che potesse accettare impunemente.
“Potresti occuparti del mio capotto la mattina, e tenere tutti i giocattoli e i dolci che le altre mi regalano”, insisté. E nel dire questo, come per invogliare l’altra a sottostare alle sue richieste, le disse “Tieni!”
Estrasse velocemente dallo zainetto griffato, nell’ordine: un cagnolino di legno dipinto dalle articolazioni snodate, una minuscola agenda che portava a ogni piè di pagina un piccolo manga giapponese che le femminucce adoravano e, dulcis in fundo, una stellina di marzapane ricamata di zucchero argentato. Le tese la mano con i suoi piccoli tesori, che Angela Marras studiò con lo stesso interesse con cui avrebbe studiato i suoi insetti dentro i barattoli di vetro. Questo trasse in inganno la piccola Rossana, i cui occhi verdi iniziavano a brillare di soddisfazione: Angela era proprio il luogotenente di cui aveva bisogno. Ma l’illusione durò poco; quest’ultima assestò un colpo al dorso della mano di Rossana, e i piccoli tesori volarono via e si sparsero all’ingresso della scuola, attirando l’attenzione di Annunziata, la bidella spiona, e di un gruppo di ragazzine che osservavano incuriosite ciò che stava accadendo.
“Ma allora sei proprio cretina!” disse spazientita la nuova della scuola pubblica, abituata a sfide di ben altra portata e, soprattutto, a vincerle. Fece per girare sui tacchi per lasciarla lì allocchita, quando sentì le risatine delle ragazzine guardone.
“E allora? Cos’avete voi da guardare? Avete qualcosa da dire?”
Le ragazzine non risposerò e il gruppetto si disperse velocemente con apparente indifferenza, mentre in realtà s’apprestava raccontare ai quattro venti ciò che aveva appena visto: non da tutte era amata Rossana la bella, e l’episodio era troppo ghiotto perché non avesse risonanza anche tra le allieve della quinta; la scuola del Sacré Coeur era popolata di signorinelle in miniatura dal colorito olivastro e da un’ambizione coronata da invidia che da lì all’età adulta non sarebbe più cresciuta, tanto era già sviluppata in quei piccoli corpi bruni. La vicenda avrebbe di certo suscitato una generalizzata soddisfazione, ma Angela circondò con un braccio le spalle di Rossana i cui occhi si stavano facendo umidi di lacrime d’umiliazione e abbandonò il teatrino infantile portandola con sé.
Madre Florentine, che aveva assistito a quanto accadeva oltre i vetri della finestra del suo studio al secondo piano, pensò di non aver fatto una scelta sbagliata.
Tra le due ragazzine si stabilì un forte legame, destinato a durare oltre l’esperienza del Sacré Coeur. Il carattere forte e già definito di Angela, come aveva previsto la lungimirante direttrice affiancandole Rossana la bella, avrebbe influito positivamente sulla fragile impalcatura emotiva di Rossana, che la bellezza e l’olfatto per in vento di cui era dotata proteggevano a guisa d’armatura di un cavaliere medioevale. Le due ragazzine rimasero inseparabili fino all’ultimo anno delle medie inferiori, ovvero fino a quando l’Opera della Libera Università di Mèrulas non liberò dalla secolarizzazione della Chiesa i bei palazzi neoclassici che costituivano la scuola privata...






































